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Vinos y Vides

Approfondimento, curiosità e storia viticola ed enologica della Spagna nonché degustazioni di vini spagnoli da diversi territori sono stati i protagonisti dell’evento firmato AIS Agrigento e Caltanissetta e curato dal delegato e vice presidente Ais Sicilia Francesco Baldacchino, il quale è stato coadiuvato da Enza Pendolino e dal responsabile servizi Lillo Trupia con la partecipazione dei Sommelier Luca Baglieri e Luigi Gangarossa.
Un lunedì sera entusiasmante per i numerosi sommelier, aspiranti sommelier e semplici appassionati che hanno apprezzato questo tour virtuale nel “Vigneto d’Europa”. La Spagna infatti con il suo milione di ettari vitati è la regione europea più vitata in tutto il mondo. Dapprima si è dato spazio alla storia vitivinicola, passando dai fenici, ai greci e ai romani che hanno portato vitigni e cultura del vino; a seguire gli arabi e la loro differente visione del vigneto ed infine si è giunti alle strette relazioni con i francesi e gli inglesi che hanno profondamente influenzato l’enologia ispanica.
Ampio spazio è stato dedicato ai vitigni simbolo della Spagna suscitando grande interesse da parte del pubblico in sala: Airén, Tempranillo, Garnacha, Bobal, Albarino etc…, così come le zone viticole più rappresentative: Penedes, Priorat, Rìas Baixas, Ribera del Duero, Rioja, Jerez e così via. Un vero e proprio viaggio che ha coinvolto tutti i sensi, dal primo all’ultimo vino in degustazione.

Si è partiti dalla Catalogna, una delle zone vinicole più moderne, dove alla fine del diciannovesimo secolo la famiglia Codorniù in visita in Champagne decise di copiarne il metodo produttivo, con l’impiego dei vitigni come Parellada, Xarel-lo, Macabeo e altri internazionali portando così alla nascita del Cava. L’invenzione dei giropallets e un disciplinare ampio hanno contribuito ad abbassare i costi di produzione, riuscendo ad essere molto competitivi sui mercati internazionali.

Vino degustato: Cava Brut Gran Reserva 2017, Roger Goulart da uve Xarel-lo 60%, Macabeo 20%, Parellada 20%. Riposa sui lieviti 36 mesi e il remuage è fatto a mano. Il colore è brillante e molto luminoso, il perlage fine e persistente e i tipici sentori di lieviti e pasticceria lo rendono ammaliante. Perfetto con un aperitivo a base di Jamòn serrano.

La seconda tappa è stata la Galizia nella denominazione Ribeiro, della bodegas  El Paraguas degustando il vino Atlantico 2018 da uve Treixadura 86%, Godello 10%, Albarino 4%. Affinamento di 8 mesi in botti grandi, non filtrato e con lieviti autoctoni. Classificato come miglior vino bianco spagnolo nel 2013, 2016, 2017 stupisce per la limpidezza cristallina, per il suo colore vivido dai riflessi dorati e il suo intenso bouquet di mimosa, camomilla, pera, ananas, vaniglia e chiodi di garofano. Un vino che può dare molto anche negli anni a venire.

Il primo dei tre vini rossi in degustazione è un vero coup de teatre. Dalla regione Castiglia-La Mancha un gruppo di amici dapprima garagisti, aprono una vera cantina Botegas Gratias dove producono vino da vigneti vecchi di 30 anni e da uve Bobal, vitigno dalle caratteristiche difficili per la differente maturazione dei singoli acini tutti diversi tra loro. Sottoposto al metodo della dobel pasta, viene affinato per 4 mesi in anfore che prendono il nome di Tinajas .
Got Bobal 2018 – uve Bobal 100% – vino tinto. Il suo rosso rubino è impenetrabile e consistente, il suo bouquet ricco con sentori che ricalcano quelli tipici dei vini da anfora, richiede tempo per aprirsi completamente; al gusto è sorprendente, il tannino si fa sentire così come la freschezza. Per molti una vera scoperta, per altri invece considerato troppo distante dai propri gusti in un clima di convivialità e confronto.

Con Les Terrasses 2019 di Alvaro Palacios si giunge alla quarta tappa in Priorato denomination calificada, da uve Garnacha 40 %, Merlot 21%, Cabernet Sauvignon 18%, Carinena 15%, Syrah 6% ed affinamento in barriques per 12 mesi. Unanimemente paragonato ai supertuscany,  questo vino riconcilia gli animi con il suo rubino intenso e con i suoi sentori suadenti e, un avvolgente palato che regala attimi di puro godimento.

Con l‘ultimo rosso in degustazione ci si sposta nell’altra Doca, quella della Rioja una delle zone vitivinicole della Spagna che vanta una lunga tradizione. In degustazione Rioja “Reserva” 2016 (Vina Real) da uve Tempranillo 90%, Mazuelo, Graciano e Garnacha 10%. Affinamento di 22 mesi in barriques. Un rubino che cede ancora riflessi porpora; un bouquet di estrema finezza; un palato avvolgente e fresco: un vino con il quale trascorrere intense serate di meditazione.

Il viaggio si conclude in Andalusia a Jerez, terra dello Sherry tanto amato dagli inglesi, che come nella storia del Marsala, sono stati fondamentali nella produzione.
Dopo un racconto avvincente sui vitigni adottati e sul metodo di produzione impiegato, arriva nel calice Sherry Pedro Ximenez “Don Zoilo” 12 years old (Williams & Humbert). La platea viene subito conquistata da un colore bruno scuro che però rilascia ancora lucentezza quasi fosse un ricco abito da sera; da un bouquet ampio ed elegante ed infine da un palato suadente. Questo vino ha così regalato una più che degna conclusione ad una serata indimenticabile.

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